Di Alessandro Santi, Ambasciatore di Welcome Ashore Italia
Se vogliamo avere un confronto onesto sul turismo crocieristico, credo che dobbiamo guardare oltre le navi e il numero di passeggeri, adottando una prospettiva più ampia e analizzando i dati su ciò che accade quando i visitatori arrivano in una destinazione. Un nuovo studio su Civitavecchia ci offre una buona opportunità per farlo.
I dati principali sono significativi. L’attività crocieristica legata al porto genera 1,5 miliardi di euro di produzione economica nel Lazio, contribuisce per 714 milioni di euro al PIL regionale e sostiene quasi 11.000 posti di lavoro. Solo nel 2024, la spesa diretta ha raggiunto 1 miliardo di euro.
Ma, come ho già detto in passato, i numeri acquistano davvero significato solo quando comprendiamo le persone e le comunità che ci sono dietro.
Ciò che mi interessa di più è quello che accade oltre il porto di Civitavecchia. Più della metà dei passeggeri che iniziano o terminano qui la propria crociera (54%) trascorre almeno una notte a Roma, con una permanenza media di 3,3 notti, mentre un ulteriore 36% pernotta altrove in Italia. I passeggeri prenotano alberghi, mangiano nei ristoranti, prendono taxi e treni, fanno acquisti nei negozi locali e visitano le nostre città. I benefici si estendono ben oltre le banchine del porto.
Anche Civitavecchia è una parte fondamentale di questa storia. La spesa dei passeggeri e degli equipaggi in città ha raggiunto 158 milioni di euro, sostenendo quasi 2.000 posti di lavoro. Per una città di appena 50.000 abitanti, è evidente quanto il settore crocieristico sia fondamentale per il suo continuo successo. Per le persone di Civitavecchia, questi numeri significano clienti che entrano nei negozi e posti di lavoro legati a un porto che è diventato uno dei più importanti punti di accesso al Mediterraneo per il settore crocieristico.
Il modo in cui questa attività viene gestita è altrettanto importante. Lo studio evidenzia una stagione crocieristica lunga e piuttosto ben distribuita, con il traffico diviso quasi equamente tra passeggeri in transito e quelli che iniziano o terminano la propria crociera a Civitavecchia. Sostengo da tempo che una migliore distribuzione del turismo crocieristico debba essere un elemento centrale dell’approccio dell’Italia. Quando il turismo può essere pianificato, possiamo ridurre la pressione sulle destinazioni e, allo stesso tempo, indirizzare i benefici economici verso le comunità che ne hanno bisogno.
Ci saranno sempre domande legittime su come debba svilupparsi il turismo crocieristico e non dovremmo sottrarci a questo confronto. Ma queste conversazioni dovrebbero partire dai fatti e dalle esperienze delle persone che vivono e lavorano nelle nostre comunità portuali. I nuovi dati forniscono prove importanti del ruolo fondamentale che il turismo crocieristico svolge non solo nel successo di Civitavecchia, ma anche in quello dell’intera regione Lazio.
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