Di Alessandro Santi

Negli ultimi anni ho sostenuto con coerenza che il settore crocieristico italiano debba essere valutato per quello che realmente è: una complessa filiera turistica e industriale, radicata nelle nostre comunità e capace di generare valore ben oltre il momento in cui un ospite mette piede a terra. Gli ultimi dati pubblicati da CLIA ci offrono una solida e oggettiva base per riportare la discussione su fatti concreti e misurabili.

Nel 2024, le crociere hanno generato un impatto economico totale di 18,1 miliardi di euro in Italia—equivalente al 28% del valore complessivo del settore in Europa e paragonabile per dimensioni sia alle esportazioni italiane di automobili sia all’industria vinicola italiana. Nessun altro paese europeo si avvicina: l’impatto delle crociere in Italia è quasi il doppio rispetto alla Spagna, secondo mercato più grande, e ha avuto un aumento del 23% rispetto al 2023.

L’Italia dovrebbe essere orgogliosa di questa storia di successo. In un’epoca in cui la crescita economica non è scontata, provo grande soddisfazione nel vedere questo settore prosperare e misurare gli effetti positivi che ne derivano per le comunità di tutto il Paese.

Ciò che rende l’Italia un esempio unico non è solo il dato complessivo, ma la natura dell’impatto. Questi nuovi dati evidenziano che l’Italia è l’unico grande mercato europeo in cui tutti e quattro i principali canali di spesa generano effetti significativi e diffusi: cantieristica navale, investimenti e forniture da parte delle compagnie crocieristiche, spese di passeggeri e equipaggi nelle destinazioni e stipendi pagati al personale residente in Italia. Nel 2024, la produzione diretta da sola ha raggiunto gli 8,4 miliardi di euro, suddivisi in 3,4 miliardi di investimenti nei cantieri navali, 2,9 miliardi in acquisti diretti da parte delle compagnie crocieristiche, 1,7 miliardi in spese di passeggeri ed equipaggi nelle destinazioni e 400 milioni in stipendi.

Queste cifre importanti non sono astratte, ma quando parlo di questi numeri, in realtà parlo di persone e luoghi che conosco. Dietro ai 1,7 miliardi di euro di spese di passeggeri ed equipaggi, che corrispondono a 4,65 milioni di euro ogni singolo giorno dell’anno, ricordo le strade delle nostre città portuali che si animano: caffè che aprono le porte all’alba, guide locali pronte ad accogliere nuovi visitatori, autisti, commercianti e artigiani il cui lavoro dà anima a ogni destinazione. E quando penso ai 400 milioni di euro di stipendi pagati a persone che vivono in Italia, penso a famiglie che possono pianificare il futuro, giovani che possono restare nei loro paesi d’origine e lavoratori qualificati orgogliosi di far parte di una più ampia comunità marittima. Possiamo riflettere sui numeri, ma dobbiamo concentrarci sulle persone e sulle comunità che non solo sopravvivono, ma prosperano grazie al turismo crocieristico.

Riconoscere il vero valore delle crociere non significa ignorare le sfide. Significa affrontarle responsabilmente, con dati, trasparenza e soluzioni condivise, affinché l’Italia possa continuare a costruire un modello di turismo crocieristico equilibrato, sostenibile e realmente vantaggioso per il Paese. Se sei d’accordo e fai parte di olor oche beneficiano dell’industria crocieristica, vogliamo ascoltare la tua storia. Clicca qui per esprimere la tua opinion.